martedì 7 giugno 2011

Macchè verdure e germogli. Batterio killer, il ruolo degli allevamenti intensivi

articolo tratto da "Il Journal Blog",
 http://blogeko.iljournal.it/2011/macche-verdure-e-germogli-batterio-killer-il-ruolo-degli-allevamenti-intensivi/61200

"C’è un gran parlare di ortaggi e di germogli di soia attorno all’epidemia di Escherichia coli scoppiata in Germania che ha ucciso una ventina di persone e che ne ha mandate migliaia in ospedale.

Ma l’Escherichia coli vive nell’intestino di uccelli e mammiferi. Ci sono ottime probabilità che l’origine del contagio vada cercata innanzitutto in un allevamento intensivo, e poi nel letame, magari usato per la concimazione. Due elementi chiarissimi conducono in questa direzione.

Il primo: si tratta di un ceppo mai visto prima. Negli allevamenti intensivi gli animali sono ammassati in spazi molto ristretti, e la concentrazione di batteri, Escherichia coli compreso, è tale da favorire la ricombinazione che dà luogo a nuove varietà.

Il secondo indizio: il ceppo killer è resistente ad almeno otto tipi di antibiotici. Negli allevamenti si impiegano grandi quantità di antibiotici, e proprio a questo l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità lega il .
crescente numero di ceppi batterici in grado di resistere agli antibiotici

Stressati dalle condizioni innaturali, ammassati gli uni sugli altri gli animali di allevamento si ammalano facilmente. In quelle condizioni anche i contagi si diffondono facilmente. E dunque c’è bisogno di cure.

Non si sa quanti antibiotici prendono gli animali d’allevamento in Italia e nell’Unione Europea: i dati relativi a una questione così importante semplicemente non esistono, e una mozione approvata dal Parlamento europeo circa un mese fa invita infatti a raccoglierli.

Però nel rapporto “Tackling antibiotic resistance from a food safety perspective in Europe”, pubblicato lo scorso aprile, l’Oms non si è limitata a sottolineare il legame fra antibiotici negli allevamenti e comparsa di ceppi batterici resistenti.

Ha anche pubblicato una tabella relativa all’uso degli antibiotici veterinari in alcuni Paesi europei. Eccola.

Riassumento e semplificando: in Olanda e Francia vengono venduti quasi 2 grammi di antibiotici zootecnici ogni 10 chili di carne prodotta. Nella Repubblica Ceca, Svizzera, Regno Unito e Germania quasi un grammo ogni 10 chili di carne. Uso più parsimonioso in Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia.

I dati dell’Italia mancano. Però quel poco che si trova sul web lascia supporre due possibilità: che gli animali degli allevamenti intensivi italiani godano di una salute davvero di ferro o che sia ampiamente diffuso l’uso di farmaci (antibiotici ovviamente compresi) non prescritti dai veterinari. Ovvero illegali e quindi in grado di sfuggire a controlli e statistiche.

Ad esempio, in base alle ispezioni effettuate nel 2008 negli allevamenti piemontesi dal Servizio veterinario regionale risultano 7,1 ricette di farmaci – di tutti i farmaci – ogni 100 bovini, e 1,9 ricette ogni 100 suini. Non è che un esempio: se avete dati di altre Regioni, a conferma o a smentita, i commenti esistono apposta.

Tornando al discorso generale, come evidenzia l’Oms negli allevamenti intensivi i batteri possono sopravvivere solo se diventano resistenti agli antibiotici. E d’altra parte – ma questo lo aggiungo io – gli animali che vivono in quelle condizioni possono sopravvivere solo se vengono curati anche con gli antibiotici.

Ovvero: abbiamo creato un perfetto circolo vizioso che, come testimonia il batterio killer, è in grado di mettere in pericolo la nostra salute.

Soluzione? Eliminare gli allevamenti intensivi e mangiare meno carne. Del resto, non abbiamo nè gli artigli della tigre nè le zanne del lupo, ma piuttosto ampi molari adatti a triturare i vegetali."

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